Articoli marcati con tag ‘metal’

Body Count
Body Count

Fatti di cronaca e film di Spike Lee ci hanno insegnato che tra polizia e certe frange di popolazione di colore non è mai corso buon sangue, vuoi perchè la prima è sempre stata vista come il braccio armato della componente bianca che continua ad opprimere i neri, vuoi perchè la seconda ha spesso colpevolmente mancato di sfruttare i diritti ottenuti col sangue dalle precedenti generazioni, preferendo rimanere isolata nel nome ma non nel rispetto di quelle battaglie.

L’inizio degli anni 90 vide esplodere questa tensione e l’elemento scatenante fu ciò che avvenne in seguito all’arresto di Rodney King, un americano di colore che il 3 marzo 1991 fu fermato dal LAPD di Los Angeles per eccesso di velocità in seguito al rifiuto di accostare intimatogli da una pattuglia. King resistette all’arresto e subì un pestaggio da parte di 4 poliziotti che venne casualmente ripreso da un passante e assunto come prova principale nel successivo processo ai danni degli agenti accusati di brutalità. King ne uscì con le ossa rotte ma sopravvisse.

L’anno seguente, un primo verdetto impensabile assolse i 4 agenti: lo stesso presidente Bush dichiarò che gli risultava difficile associare la sentenza alle immagini dell’accaduto. La rappresaglia della comunità nera di Los Angeles fu devastante: per tre giorni la città fu messa a ferro e fuoco, morirono 53 persone, i feriti furono più di 2000, solo un appello alla non violenza in diretta TV per bocca del malconcio Rodney King riuscì a riportare gradualmente la calma.

Rodney King Beating
Rodney King Beating

Nella primavera del 1992 il gruppo metal rap Body Count uscì con l’album omonimo contenente il brano “Cop Killer”, scritto nel 1990 dal cantante Ice T e musicato dal chitarrista Ernie C, ispirandosi al celebre pezzo dei  Talking Heads, Psycho Killer. Il largo seguito della band tra le minoranze di colore e la concomitanza degli eventi finirono per sbattere i Body Count sul banco degli imputati: l’opinione pubblica era scandalizzata dal testo del brano, perfino la Casa Bianca, soprattutto per bocca del vice presidente Dan Quayle, intervenne per indurre la Warner Bros. Records a ritirare l’album. Molte associazioni legate alle forze dell’ordine si schierarono contro la casa editrice e gli esercizi che vendevano il disco incriminato minacciando di boicottare eventuali richieste d’aiuto qualora Cop Killer non fosse stato rimosso dagli scaffali.

Ice T sostenne che il testo riportava il pensiero di un personaggio immaginario e che lui semplicemente lo interpretava in prima persona. Ammise di aver avuto talvolta dei “pensieri ostili” nei confronti delle forze dell’ordine, ma di non aver mai tentato di dare sfogo a tali istinti. Una parte dell’opinione pubblica, tra cui il National Black Police Association, si schierò con i Body Count in nome della libertà di espressione sancita dal Primo Emendamento: il mondo della musica già in passato si era manifestato in maniera ostile verso i “custodi dell’ordine e della giustizia”, come nel caso di “I Shot The Sheriff” riproposta anche da Eric Clapton, senza che si scatenasse questo pandemonio.

Ice T - Law & Order
Ice T – Law & Order

Nel luglio del 1992, quando ormai le polemiche avevano sovrastato il clamore e l’apprezzamento per il brano, Ice T, in accordo con la band e la Warner Bros, decise di ritirare l’album e ripubblicarlo privo della traccia incriminata che avrebbe dovuto uscire da sola, come singolo. In realtà la band lasciò l’etichetta e l’unica riproposizione di Cop Killer è del 2005, in “Body Cont: Live in LA”.

Sebbene siano passati quasi 20 anni l’eco di quel periodo non tende a scemare e la curiosità di altre band e di molti fan, anche i più giovani, è rivolta a quella canzone, che aveva sì l’energia di un gruppo emergente, ma che si trovò ad essere maledettamente attuale suo malgrado: in una recente intervista Ernie C la definisce come una classica cosa senza mezze misure, che si ama o che si odia. Pensate che Ice T adesso fa lo sbirro in Law & Order.

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Dimebag Darrell
Dimebag Darrell

Le cause che indussero il 25enne Nathan Gale a presentarsi armato al concerto dei Damageplan l’ 8 dicembre 2004 sul palco di Alrosa Villa, Columbus, Ohio, sono riconducibili ad una schizofrenia paranoide che lo affliggeva ormai da anni: la passione ossessiva verso la musica dei Pantera lo portò ad essere convinto di essere frequentato regolarmente dai membri della band e le divergenze che portarono allo scioglimento del gruppo furono probabilmente un elemento scatenante di quella follia omicida.

bumblebee guitar
bumblebee guitar

Quella sera ad Alrosa Villa Nathan raggiunge il palco da un ingresso di servizio, fredda Dime con tre colpi per poi rivolgere l’arma verso chi cercava di fermarlo: trovano la morte anche Jeff “Mayhem” Thompson, capo della sicurezza della band che prova ad intercettare Gale dopo i primi colpi, Erin Halk, dipendente del club, che tenta inutilmente di immobilizzare l’aggressore mentre ricarica l’arma, e Nathan Bray, membro del pubblico, mentre tenta di rianimare Dimebag. John “Kat” Brooks, tecnico delle percussioni viene ferito e preso in ostaggio, nel tentativo di Gale di farsi strada tra la folla, finchè l’agente Niggemeyer lo coglie alle spalle esplodendogli un colpo direttamente sul volto con un fucile da caccia, mettendo fine a quella strage.

Spesso le rockstar, soprattutto se legate al mondo dell’heavy metal, tendono a coltivare un’immagine trasgressiva di sè, forse più per un’etichetta che per naturale indole. Dimebag Darrel, ex chitarrista e co-fondatore dei Pantera con il fratello batterista Vinnie Paul, sicuramente può essere annoverato come un’eccezione a questo clichet e la triste fine che lo vide protagonista sul palco di Alrosa Villa, suona come un’evidente ingiustizia nei confronti di chi, durante la sua lunga carriera attraverso glam, thrash e groove metal, aveva sempre rispettato i colleghi e soprattutto i fans.

kiss kasket
kiss kasket

Proprio queste doti umane, oltre che un indiscusso talento alle prese con le sei corde, radunarono per i funerali ad Arlington, Texas, molti fans ed influenti personaggi dell’heavy metal, tanto che alcuni parenti di Dimebag furono indotti dal servizio di sicurezza ad allontanarsi al fine di evitare eventuali esternazioni dei presenti.

Eddy Van Halen si esibì in un assolo con la sua Charvel a righe gialle e nere meglio conosciuta come “Bumblebee” (letteralmente “Calabrone”) e poi la depose nella bara di Dimebag che qualche tempo prima gli aveva chiesto se fosse stato possibile averne una copia. Gene Simmons soddisfò un altro specifico desiderio dell’illustre defunto che ancora in vita dichiarò di voler essere seppellito in un “Kiss kasket”, una bara col logo dei Kiss, probabilmente il più originale nella gamma dei gadgets commercializzati dalla band formatasi a New York nel 1973: non essendoci al momento esemplari disponibili in commercio, Simmons decise di cedere la propria alla famiglia di Dimebag specificando che quel gesto era rivolto a chi, “per qualche strana ragione, ha fondato le proprie radici rock ‘n’ roll ascoltando la nostra musica”.

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