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Judas Priest - Stained Class
Judas Priest – Stained Class

L’accusa di ispirarsi al satanismo e di divulgare autentici o presunti messaggi distruttivi abilmente celati nei testi delle canzoni, è una costante che accomuna le più grandi band heavy metal a partire dai tempi dei Led Zeppelin, contribuendo ad accentuare l’alone nero che accompagna questo genere musicale. Ogni giudizio in merito è lecito ma molto probabilmente nessuno avrebbe pensato che si arrivasse a richiedere quello della corte del Nevada.

La sera del 23 dicembre 1985, nei pressi della chiesa di  Sparks, Nevada, dopo una giornata passata a bere alcool e fumare marjuana con l’album Stained Class come sottofondo, Raymond Belknap, 18 anni, e James Vance, 20 anni, decidono di metter fine alla loro vita sparandosi un colpo di fucile da caccia direttamente sul viso. Raymond muore sul colpo, James raccoglie l’arma ma nell’imitare l’amico non è altrettanto preciso: l’esplosione gli devasta il volto ma non lo uccide: se la cava con 140 punti di sutura e una lenta agonia che lo accompagna per 3 anni finchè non è un’overdose a stroncarlo definitivamente.
Durante la degenza in ospedale successiva all’accaduto, Vance (foto… per chi ha fegato), in una lettera alla madre, dichiarò che alcool e musica heavy metal come quella dei Judas Priest li avevano indotti a ricercare nella morte la risposta alla loro vita. In un’intervista successiva Vance disse che l’ascolto di quella musica aveva un effetto su di lui paragonabile alla pressione del pulsante di autodistruzione nel suo cervello.
Dopo la morte di Vance le famiglie dei due ragazzi decidono di citare in giudizio la band e il 16 luglio del 1990 si apre un processo vero e proprio contro i Judas Priest, accusati di istigazione al suicidio: il pezzo incriminato è “Better by You, Better than Me” che secondo l’accusa contiene l’incitamento “Do it! Do it! Do it!” (Fallo!) percepibile ascoltando il brano al contrario. La difesa si appella al primo emendamento che garantisce la libertà di espressione, ma il giudice decreta questo principio non applicabile ai messaggi subliminali, quindi fa ricorso ad un perito, Anthony Pellicano, che certifica l’inesistenza, o comunque l’involontarietà, di questi messaggi e il 24 agosto di quello stesso anno i Judas Priest, e in un certo senso tutto l’heavy metal, vengono scagionati definitivamente dall’accusa infamante di istigazione al suicidio creando un precedente a cui si rifaranno altri artisti, come ad esempio Ozzy Osborne, chiamati in giudizio per motivi analoghi.
Commentando a giochi fatti nel documentario del 1991 “Dream Deceivers: The Story Behind James Vance Vs. Judas Priest“, il cantante Rob Halford sottolineò che l’incitamento “Do it!” è di per se stesso assolutamente generico ed affermò di non aver comunque mai inserito messaggi nascosti all’interno delle canzoni dei Judas Priest, precisando che nel caso avesse voluto farlo molto probabilmente avrebbe optato per qualche slogan autopromozionale come ad esempio: “Comprate i nostri dischi!”.

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AC/DC - Back in Black cover
AC/DC – Back in Black cover

Probabilmente lo sanno anche i bambini, “Thriller” di Micheal Jackson, con una cifra che si aggira attorno ai 112 milioni, detiene il record di album più venduto nella storia della musica, ma altrettanto probabilmente in molti si saranno chiesti chi occupi la seconda posizione di questa speciale classifica.

Il 1980 è un anno molto difficile per la band hard-rock australiana degli AC/DC: il 19 febbraio infatti muore per problemi legati all’alcolismo il cantante Bon Scott. Lo sconforto è palpabile all’interno del gruppo tanto che per stessa ammissione di Angus Young l’idea di scioglimento stava diventando più che una semplice ipotesi. Confortati dall’arrivo di Brian Johnson, ex cantante dei Geordie, nonchè ottimo liricista, e dal ritorno in cabina di regia del produttore Robert John “Mutt” Lange, che in precedenza aveva lavorato all’album Highway To Hell, gli AC/DC partono alla volta delle Bahamas per registrare l’album che doveva rappresentare un omaggio alla voce storica recentemente scomparsa.

In seguito a svariati problemi di carattere organizzativo e legati a condizioni climatiche improbabili (come ricordato nei primi versi di Hell’s Bells), il 25 giugno 1980 viene pubblicato “Back in Black”, caratterizzato da una copertina completamente nera voluta dalla band in segno di lutto per la scomparsa di Scott: la Atlantic Records non vide di buon occhio questa soluzione ma si adeguò al volere degli AC/DC a patto che il loro logo fosse rimarcato in argento.

Il successo di pubblico e critica furono immediati anche se la prima posizione in classifica venne raggiunta solo in madre patria: singoli come You Shook Me All Night Long, Shoot To Thrill, Hell’s Bells e la stessa Back In Black permisero all’album di raggiungere la posizione n° 4 nella Bilboard 200 americana ma soprattutto garantirono una longevità eccezionale tanto che il disco non abbandonò la classifica per ben 131 settimane consecutive. Se consideriamo le successive riedizioni dell’album, ad oggi Back In Black vanta 22 dischi di platino negli Stati Uniti e si stima che nel mondo abbia raggiunto i 49 milioni di copie vendute attestandosi così al secondo posto nella speciale classifica di tutti i tempi.

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