My Dying Bride - Evinta

My Dying Bride - Evinta

Evinta non è un nuovo album dei My Dying Bride, in quanto raccolta di nuove composizioni, ma una sorta di rivisitazione in chiave sinfonico-orchestrale di tutto quello che la band inglese ha concepito e partorito in questi 20 anni di attività.

Il risultato finale può essere però paragonabile a quello di un nuovo album: non più chitarre da atmosfere pesanti, claustrofobiche e doom, non più scream vocali, ma pianoforte, violini e tastiere ad accompagnare l’ascoltatore in un viaggio gotico e drammatico preso per mano dal vocalizzo teatrale e sentenziante di Aaron; la presenza di una voce femminile (la mezzosoprano francese Lucie Roche) non sembra rassicurare ma bensì proiettarci in una dimensione onirica fuori dal contesto musicale.

Qualcuno può leggere in tutto questo una mancanza di ispirazione della band, ma l’esperimento almeno desta curiosità e il fascino e l’eleganza di alcune composizioni è innegabile.

Tagliato per titoli di coda di un tragico film gothic-noir, in alcuni momenti sembra avvicinarsi agli Elend meno sperimentali, in altre (in Of Lilies Bent With Tears soprattutto) agli Arcana, ma tutta la realizzazione merita di essere ascoltata fino in fondo nonostante il rischio di arrivare stremati sia ben evidente, così come la sensazione di una vanità fine a se stessa.

The Distance, Busy With Shadows è uno degli episodi migliori di questo intenso e pretenzioso lavoro mentre la conclusiva A Hand Of Awful Rewards è un gioiello che lascia senza fiato e speranze, dove anche il meno sensibile di noi rischia di versare lacrime.

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