Premetto che ho apprezzato da sempre i Carpathian Forest, e la loro attitudine sadomasochistic-black, unica ed originale, in un panorama che ha oramai da raccontare ben poco, e sinceramente mi sarei aspettato che il progetto solista del loro leader Nattefrost, sfociasse in una qualche sperimentazione audace o fuori da ogni canone ed aspettativa per giustificare almeno la sua presenza sui miei ricchi scaffali, altrimenti che utilità avrebbe?
Ma la copertina, e il titolo (da far rabbrividire anche un fanatico del grind-gore più estremo…) non fanno altro che farmi riporre le seppur fioche speranze in un angolo irranggiungibile del mio personale cassetto. Il dischetto in questione dura effettivamente pochino, ma non c’era da aspettarsi tanto da questo punto di vista, e mentre questi minuti scorrono inesorabilmente assieme alle tracce (dai titoli degni più di un adolescente esaltato, che di un musicista maturo), mi rendo conto che la mia rassegnazione cresce.
Non riescono nemmeno a disgustarmi, tanto risultino pacchiane, le vomitate del nostro bravo protagonista nella intro di “The art of spiritual purification” o la sua urinata presa in diretta direttamente dal fondo della latrina in “Nattefrost takes a piss” titolo che la dice lunga, come fin troppo lunghi finiscono per essere i 28 secondi della sua “azione liberatoria” trasformata in una traccia dell’album. E quindi d’accordo la vena ‘necro-elìte’ e misantropica del personaggio in questione, tradotta peraltro in maniera più fiera e negativa con il progetto Carpathian Forest, ma mi chiedo che senso possa avere uno sfogo del genere.
Potremo tirare in ballo la tradizione primordiale del suono black-underground, ma allora vi direi di andare a riesumare dalla naftalina qualche lavoro dei primi Darkthrone. E se aveste bisogno di violenza mirata e intelligente vi consiglierei di riascoltarvi “Black Shining Lather” dei Carpathian. La loro influenza finisce per essere ovviamente presente nelle tracce migliori (?) dell’album come “Mass Destruction” ma la perversa malignità della band, unica nel suo genere, finisce per scomparire a discapito della violenza pura, una violenza che però non coglie a bersaglio, gira a vuoto e rimane in superficie, senza scuoterci o farci immaginare nulla se non appunto “sangue e vomito”. E se per voi questo può bastare allora potrete tranquillamente cimentarvi in questo ascolto, e trovarci pure del godimento fine a se stesso… a me, francamente, no.
