Hanno sempre negato di essere satanisti ma il modo in cui questi quattro ragazzi di Birmingham si presentarono al pubblico nel 1970 li ha marchiati a fuoco con un’etichetta che dopo 40 anni ancor oggi sopravvive. Tony Iommi, Ozzy Osbourne, Bill Ward e Geezer Butler, devono il proprio nome ad un’intuizione di quest’ultimo che appasionato di horror e magia nera, si rese conto di come la gente fosse attratta dal tema dell’occulto.
Black Sabbath, brano d’apertura dell’album d’esordio, Black Sabbath, dell’omonimo gruppo, va a costituire formalmente una curiosa e macabra triade rafforzata in questi aspetti da un testo incentrato su un fantomatico “prescelto” che durante l’Apocalisse rimane completamente paralizzato davanti alla visione di satana, ma soprattutto dal riff di chitarra che riprende la “Triade del Diavolo”, un tritono molto famoso e universalmente conosciuto fin dai tempi del medioevo come “diabolus in musica”. Il giro di note (MI – FA# – DO) con cui Tony Iommi introduce il brano era considerato molto difficile da eseguire e per questo motivo si pensava che chi fosse stato capace di riprodurlo avrebbe potuto evocare il demonio. Oltre alla difficoltà tecnica che ne comporta l’esecuzione, l’alone satanico che l’avvolge è rafforzato dal fatto che il “diabolus in musica” rappresenta una delle più celebri illusioni uditive in quanto la ciclica ripetizione di due note fondamentali distanziate da un tritono (equivalente a mezza ottava), genera confusione anche nei musicisti più esperti poichè diventa impossibile determinare se la sequenza sia ascendente o discendente.

